mercoledì 11 aprile 2012

OMOFOBO A CHI? L'omofobia in un piccolo centro come il nostro.

Se ne parla (mai abbastanza) e ne leggiamo sui quotidiani e nei siti. Dell'omofobia, ciò che da noi NON è ascrivibile alla voce "crimine d'odio" diversamente dal resto del mondo civile, e dell'aberrante giustificazione squadernata ogni volta come un mantra dai miracolati di cui pullula la nostra classe politica, ovvero "se aggiungessimo l'aggravante dell'omofobia al crimine d'odio discrimineremmo i gay stessi con una legge fatta su misura per loro che invece deve essere uguale per tutti". Peccato solo che questi illuminati tendano a dimenticare che a loro nessuno si sogna di insultarli o pestarli o li licenziarli per chi amano o con chi fanno l'amore. Per carità, in quanto a insulti non si privano di nulla, ve ne trovi un'intera letteratura qui sul web di spernacchiamenti, ma tutti specificatamente riferiti alle loro malefatte, non certo perchè amano una persona anzichè un'altra. Se c'è chi viene offeso e umiliato solo per questo specifico motivo vuol dire che il reato c'è eccome, che un'aggravante per questo motivo specifico necessita eccome. E caso mai,rispondono i gay, ci sacrificheremo: discriminateci pure una volta tanto facendo una legge a nostro favore, a nostra tutela. Ce ne faremo una ragione. Ma sta roba, che nelle fasce d'età giovanili va spessissimo a braccetto con l'altrettanto odioso bullismo, è presente qua da noi? E se si, in quale dosaggio? Lo abbiamo chiesto direttamente ai diretti interessati .

1- va da se che gli imbecilli sono presenti in quantità industriale in ogni dove. Ma hai mai avuto a che fare, qui a Orbetello, con qualcosa che possa essere definita omofobia?
LORENZO SABATINI: gli imbecilli sono ovunque, io li evito e mi circondo di persone intelligenti che sanno apprezzare certe doti di natura. Premesso questo, da piccolo le persone che mi hanno chiamato frocio le conto sulla mano. Ma comunque no. Era piu un qualcosa che gli altri volevano che esternassi (parlo di chi mi vuole bene) affinchè io vivessi meglio. Quindi la dinamica è totalmente inversa. A Orbetello si sta bene.

ALESSIO COZZI: Molto spesso, offese, minacce, maltrattamenti.
Più ti prendono per il culo e più pensano di diventare fichi è questa la loro idea, ma poi sono i primi che per venire a letto con te si venderebbero la madre.

ELLEMME: No, non ho mai avuto a che fare con l'omofobia vera e propria, insulti si, magari qualche spinta in discoteca, ma atti omofobi mai.(cazzo, e ci vogliono le martellate in testa per definirla omofobia?.. ndr). Non mi sono mai curato di quello che la gente dice quando passo, e sinceramente, anche se non tollero certi atteggiamenti nei miei riguardi, di certo non sarò io a cambiare il tutto..

SIMONE BISTAZZONI: No, devo essere sincero che se ho avuto qualche piccolissimo screzio è stato solo per colpa mia , fortunatamente non sono effeminato e sono riuscito a nasconderlo bene fino a 19 anni ,quando poi mi sono dichiarato.Nel periodo di mio anonimato quando capitavano situazioni in cui veniva deriso qualche mio coetaneo magari un pò più evidente ci stavo male per lui . Comunque 20 anni fà (quando ero adolescente) ,per omofobia magari ci scappava "sei un finocchio" ma mai pestaggi o bullismo come al giorno d'oggi, e comunque tendo a ripetere che fortunatamente Orbetello su questo lato è un paese molto tranquillo. Oggi faccio un lavoro che per la maggiorparte sempre a contatto con i giovani , che mi dà un sacco di soddisfazioni ,per molti di loro sono il barman di fiducia a cui chiedere un consiglio , scambiare un opinione andare fuori per una pizza insieme è sono molto soddisfatto ;sono riuscito ad instaurare un bel rapporto anche con ragazzi e ragazze magari di mentalità più chiusa, aprendogliela un pò. Qualche volta ci scappa qualche battutina ma sempre in senso ironico, ho avuto anche occasione di portare in locali gay ragazzi e ragazze etero di Orbetello , all'inizio sembravano un pò impauriti , ma dopo 5 minuti si sono trovati a loro agio ...anzi loro stessi mi hanno ringraziato perchè si erano divertiti un sacco !

ELENA FONDI: Ricordo, qualche anno fa, una passeggiata per il corso con alcune amiche ed un gruppo di ragazzi, passando, ci ha urlato "LESBICHE" (tra l'altro le altre ragazze sono eterosessuali). Niente di più di questo, per fortuna.

MAURIZIO ANDREUCCETTI: Se dichiarassi di non aver mai avuto a che fare con frangenti, in cui la mia omosessualità è stata tirata in ballo come punto debole per potermi colpire, sarei un bugiardo. La mia infanzia ed adolescenza sono state spesso inframmezzate da situazioni estremamente sgradevoli. Ma anziché indebolirmi, mi hanno fornito l’energia necessaria per sviscerare a fondo la mia vera natura, incassare, rivalutarmi accrescendo la mia autostima. Vivamente ringrazio, tutti coloro che mi hanno insultato, deriso, allontanato per essersi autoeliminati dalla mia vita, migliorandone la qualità. Ed è stato fantastico, negli anni successivi, scoprire con mia sorpresa gli stessi, o se non altro i più “agguerriti”, fare le peggio porcate su internet, o in “trasferta” nei locali Gay di Roma e Firenze, gli stessi dove mi sono sempre limitato ad andare a ballare con amici. Deve essere terribile per un gay dare del frocio a un finocchio nella speranza di sembrare meno ricchione. Ma vorrei raccontarti anche di tutti coloro che negli anni hanno compreso l’entità della loro inconsapevolezza, chiedendomi scusa, in maniera del tutto volontaria, li dove io stesso avevo rimosso. Si cresce, si matura, si cambia. Spesso alle spalle di chi ti deride c’è l’istigazione di genitori insicuri. Spesso una fidanzata che entendosi trascurata, “provoca” il proprio ragazzo accusandolo di passare troppo tempo in compagnia di un amico gay, sottolineandone l’ambiguità in un rapporto completamente alla luce del sole. Spesso l’eterosessuale ha una percezione macchiettistica e prevenuta verso i gay per un rilascio di informazioni vergogna gettate costantemente in pasto a livello mediatico. In tutti i casi, è evidente che la mia omosessualità non ha mai costituito un problema per me stesso, ma sempre e solo per gli altri, come specchio delle loro problematiche. L’unico modo per poter sconfiggere tutto questo? Il dialogo, avvicinare le persone al proprio mondo, trasmettere serenità. Harvey Milk dichiarava che “la vera forza dei gay sono gli eterosessuali”: credo fermamente a questa affermazione.


2- quali gli ambienti più ostili: scuola, sport, socializzazione?

LORENZO SABATINI: a scuola, soprattutto ai tempi del liceo, nella mia classe eravamo in dieci. E ognuno era molto particolare a modo suo. Eravamo piu una piccola tribu dove valeva una sola regola: crescere per vedere altro. devo dire che nella mia classe non ce n'è uno che non porti nel cuore.
Sport: facevo palestra piuttosto per vedere belle cose, ahahhahaha: tutto bene anche la'.
Socializzazione: veramente, o non me ne accorgo, nel senso so che magari non si va a genio a tutti, ma io a chi non piaccio non mi ci avvicino nemmeno.

ALESSIO COZZI - Gi ambienti più ostili: Scuola e sport.
Nella scuola molto spesso nessuno ti dice niente,raramente ti affrontano faccia a faccia e ti dicono qualcosa per loro è meglio fare qualche bella scritta nei bagni,nelle scale o nel cortile.
Ma loro sono ragazzi forti e fighi.non sono vigliacchi e codardi.

ELLEMME - Orbetello è un luogo molto tranquillo, ma purtroppo questa generazione (la mia), parla per sentito dire, fa ricorso a stereotipi già esistenti, e se gli chiedi il perchè degli atteggiamente che assumono, nessuno ti sa dare una spiegazione logica.. Per il resto, è molto tranquillo..

SIMONE BISTAZZONI- Tutti e 3

ELENA FONDI: Scuola, da parte di un paio di professori "benpensanti", negli altri ambienti, mai avuto problemi.

MAURIZIO ANDREUCCETTI: Tutti e nessuno. Sicuramente la scuola è un contesto di aggregazione dove si rischia di essere maggiormente ghettizzati dal cosiddetto gruppo. Non occorre essere pestati a sangue per essere vittime di bullismo o omofobia. La discriminazione, la solitudine che ne deriva possono essere altrettanto dolorosi e generare in un ragazzo giovane, sprovvisto di “pelo sullo stomaco”, ed armi di sopravvivenza, momenti di profondo sconforto, paura, rassegnazione, sensazione di essere sbagliati. Ma questo vale anche per le altre tipologie marginali: il “secchione”, il “nerd”, la “mignotta”, l’”obeso” l’”extracomunitario”, il “poraccio”… Si cerca di trovare sempre qualcuno peggiore che ci faccia sentire migliori. Un’ordinaria routine di crudeltà autorizzata: è questo lo sbaglio più grosso. Ritenerla trascurabile e legittima. Vale per i genitori, per i docenti, per chiunque assista a manifestazioni di aggressività verso chi non può difendersi. Grosso sbaglio.

3- a differenza di altri piccoli centri (soprattutto "di mare") Orbetello ha fama di luogo tranquillo e relativamente tollerante. Gli riconosci questa attenuante?

LORENZO SABATINI- Orbetello è un posto pieno di gente che ha viaggiato per il mondo, si vive bene, c'è il mare, e c'è del bello. Concreto. Reale. Non c'è fortunatamente tanto spazio per la bruttezza e per certi atteggiamenti. E non penso che questa mia visione sia lisergica. Si sta bene. Torno a ripetere, non può essere perfetto, ma in conclusione penso che prevalga il buon senso, l'educazione e non uso la parola tolleranza perchè i gay non sono nocivi.

SIMONE BISTAZZONI- Condivido e te lo dico sempre che questa bella armonia l'hai creata te! Spero di continuare bene il tuo lavoro grazie ai tuoi insegnamenti! (il Guru?.. ndr)

ELENA FONDI: Sì. Al massimo ti parlano dietro (e ciò accade ovunque), ma davanti sono molto cordiali e disponibili al dialogo.

MAURIZIO ANDREUCCETTI: Orbetello è un Paese, e come ogni Paese, un addensato di substrati. Sono rientrato ad Orbetello dopo quasi 15 anni trascorsi in Capitale, la qualità della vita è sicuramente migliore per molte cose, peggiore per altre. Una delle cose che mi ha maggiormente colpito è stato osservare un “underground”, un sottobosco pruriginoso e nascosto, che francamente non credevo di trovare in un posto relativamente piccolo. Non ho mai amato le situazioni confuse ed indefinibili: per me un uomo che si spaccia per eterosessuale e di nascosto scopa con altri uomini non è un bisessuale, ma in primis, solo un gran vigliacco. Ed io sono attratto intellettualmente, affettivamente e sessualmente solo da chi ha le ineffabili palle di essere se stesso.
 4- qual'è la situazione tra i giovani? Loro sono il "futuro": quale il livello di consapevolezza e di capacità nel rapportarsi con le diversità rispetto alle generazioni precedenti?

LORENZO SABATINI- Non conosco le generazioni precedenti. E' giusto che si sensibilizzi su questo tema. Fino a che avverranno episodi di omofobia SI DEVE parlarne. La mia speranza è che qui come altrove, e non è utopico, un giorno non si faccia caso a queste etichette, perchè sono solo sfaccettature di quel poco di bello che c'è a giro e che cerchiamo tutti. Verso chi si orienta il proprio desiderio non dovrebbe essere proprio un problema per nessuno. Va da sè che ogni persona dovrebbe essere rispettosa, ma la manifestazione e l'orgoglio di essere gay, etero, gerontofilo o chicchesia non mi infastidisce. Per niente. E sono convinto che sarà sempre meglio, cresceranno non vedendo piu la differenza, cioè: non se ne preoccuperanno proprio. Ci sarà sempre chi addita e prende in giro, ma a chi subisce servirà per crescere piu forte. Quindi da una parte ogni cosa fa del bene. Sarebbe bello e nel mio caso io ho molti amici che mi hanno difeso a spada tratta, vedere sempre la moltitudine che fa capire al razzista che è lui in torto.

ALESSIO COZZI - Non si approcciano proprio,già partono con le loro idee " Tu sei un frocio di merda io con te non parlo", ma questo perchè hanno paura che gli altri possano dirgli: "Tu parli con un frocio allora sei frocio anche tu". Anche i genitori non sono da meno,molte volte mi è capitato che i genitori si trovano in presenza di queste offese rivolte ad alcuni miei amici e loro zitti impassibili. Se alla base (genitori) "appoggiao" e sono indifferenti a certi atteggiamenti cosa vuoi aspettarti?

ELLEMME - I giovani italiani, dei piccoli paesi, hanno a parer mio un'ottica di vita molto ristretta, immaginano il loro futuro all'interno del paese natale.. Come soluzione, consiglierei all'interno delle scuole, corsi informativi sull'omosessualità, approfondimenti, e modi per far ragionare i giovani, che di fondo si divertono (male) accusando sulle diversità altrui, che vengono viste negativamente.

SIMONE BISTAZZONI - Ancora vedo un pò di difficoltà, sopratutto anche perchè ormai in italia ci sono generazioni multietniche con diversi pensieri e diverse religioni non solo riguardo le diversità ! Poi se uno è imbecille ...imbecille rimane.

ELENA FONDI: I giovani hanno la fortuna di trovare un mondo che ha combattuto per tutti i tipi di cambiamenti e per il rispetto degli altri. Nelle ragazze vedo serenità al rapporto con la diversità, spesso associata a tanta curiosità ed alla moda del momento.

MAURIZIO ANDREUCCETTI: Il problema più grande col quale i giovani devono scontrarsi e combattere è la totale assenza di informazione per ciò che riguarda le malattie sessualmente trasmissibili nel nostro Paese. Le nuove generazioni non hanno avuto alcun “imprinting” legato all’ allarme Hiv o l’epatite C, fino ad arrivare a condilomi e sifilide, aumentata negli ultimi anni del 300%. Fenomeni d’importazione come il Bareback (sesso non protetto vissuto come regola e filosofia di vita) hanno ulteriormente aggravato il quadro, dando un’idea distorta e manipolata del problema. Ammalarsi di Hiv oggi non è la cosa più normale del mondo, non significa togliersi il pensiero per poter scopare allegramente e senza grosse preoccupazioni, le moderne cure stabilizzano il virus abbassandone il tasso di mortalità, ma con effetti collaterali notevoli derivati da una malattia terribile. L’unica, che possiamo scegliere di non avere. Anche per rispetto verso chi non ha potuto farlo prima di noi. Per raggiungere questa consapevolezza, occorre volersi molto bene: il lavoro più difficile.


LORENZO SABATINI- il senso di anonimato? Non mi attacco un cartello con scritto "sono gay" quando vado alla coop. Non mi domando più se si veda o meno. Sono me stesso il piu delle volte, tranne quando sto giu di corda. Ho rispetto per chi non vuole parlarne qualora rovinasse degli equilibri familiari eccettera. Insomma: it's not my business. I locali gay spesso si etichettano come ghetti. Anche li c'è chi ci va per la musica, chi per finire la serata in bellezza, chi per tutte e due le cose. E per favore smettiamola con questa visione del locale gay con le drag queen in cui mettono Raffaella Carrà. Andate alla Roboterie e parliamone. E smettiamo di preoccuparci perchè ci siano o meno, non mi sveglio mai sinceramente pensando perchè esista il Tenax. Ma la fame nel terzo mondo? Voglio dire che la domanda è pertinente, ma che devo rispondere? Ci sono. Punto. E allora? Problema di chi? Danno pure lavoro. Io consiglio ad ognuno di seguire ciò che lo fa stare bene senza preoccuparsi di quello che pensano tutti, perchè tanto non si andrà mai a genio a tutti. A Orbetello come a New York. Quindi o ti adatti e stai bene o diventa un problema solo tuo. Non aspetto certo che qualcuno mi venga a dire "Oh, quant'è bello che tu sia gay!" . Io lo sono perchè mi piace punto. E non voglio conferme. Se ti vo bene, bene. Sennò non guardarmi!

ALESSIO COZZI - a soluzione sarebbe che ognuno si fa i cavoli suoi senza avere rotture di scatole da parte di altri, anche se è difficile avere questa soluzione. Io ad espempio me ne vado da questo posto ma non per la gente perchè delle chiacchere e delle offese me n'è sempre importato poco ma vado via per ricominciare,provare a farmi una buona posizione sociale e perchè no trovare un ragazzo carino,dolce che non si nasconde ( Come fanno alcuni ragazzi di qui).

ELLEMME ritiene che la sua precedente risposta valga anche per questa domanda ndr

SIMONE BISTAZZONI - consiglio di andare e provare , si ha un maggior raggio di possibilità di conoscere persone e storie nuove , vedere questa realtà sotto altri riflettori cose che un paesino di provincia non offre e poi scegliere se restare, personalmente preferisco andarci ogni tanto non mi piace un pò il senso di ghetto, e anche se è un mondo colorato e divertente, purtroppo in quei posti regna molta falsità e le primedonne isteriche non le sopporto!.

ELENA FONDI: Se le persone ti accettassero per come e cosa sei, si potrebbe rimanere ad Orbetello. Ma sono stata la prima ad allontanarsi per vivere, studiare e lavorare con la possibilità di essere sempre me stessa. Orbetello mi ha sempre accolto bene, tra una chiacchiera e l'altra, più per la curiosità che per omofobia. Zone franche e grandi città danno la possibilità di maggiorni incontri e di confronto con una realtà molto ampia.
MAURIZIO ANDREUCCETTI: Sicuramente una città, con la sua notevole offerta, da il miraggio di vivere una vita qualitativamente migliore. Per un giovane gay può essere il trampolino di lancio per vivere davvero la propria vita affettiva, sociale e sessuale, può lasciar sperare nell’aspettativa di un compagno fisso. Una “gaylife” piena, vissuta e apprezzata fino in fondo. Nel calcolo delle probabilità/opportunità vanno considerati anche gli imprevisti. C’è una frase di Bernadette, in "Priscilla, Queen of the Desert", che non dimenticherò mai: “Noi ce ne stiamo qui, incuranti a prendercela con quell’orrenda fogna che è la grande città. Ma in suo strano modo è proprio lei che ci protegge. Non lo so se quell’orribile muro dei sobborghi è stato innalzato, per impedire a loro di entrare o a noi di uscire.” La città può diventare un ghetto, in grado di tirare fuori il peggio di noi stessi, se non si ha la forza di saper scendere dalle giostre del Paese dei Balocchi prima che sia troppo tardi. Ho visto gente bruciarsi per locali, altra perdersi, per colpa delle infinite tentazioni sempre più spinte ed estreme fino alla totale assuefazione. Non dico che Orbetello sia il posto ideale dove vivere, dico solo che ci vuole testa. Sempre.
6- Pensi che le istituzioni locali si sbattano a sufficienza in termini di prevenzione e divulgazione su temi come omofobia e bullismo?


LORENZO SABATINI - Alle scuole c'era una grandissima Manola Angiolillo che teneva lezioni di educazione sessuale. Le ho sentite, ne ho fatto tesoro e penso che servano quelle. Penso che questo basti, unito a una brava mamma che dica al figlio che siamo tutti uguali, e che non c'è niente di meglio che essere se stessi. In ogni dove. Poi certo sensibilizzare sul bullismo è ok, ma non fragilizzerei di piu un bambino dicendo: "hey, fra poco prenderai una marea di mazzate perchè tutta questa diversità che senti ma non comprendi presto diventerà un incubo! " .... Gay può essere tuo figlio, tuo fratello, tua cugina. E allora? Being gay is ok!

ALESSIO COZZI- Alle istituzioni locali non gliene frega niente di questi problemi perchè se così fosse,potrebbero fare tantissime cose ad esempio: Manifestazioni,rappresentazioni,soprattutto nelle scuole l'ideale sarebbe far parlare ragazzi gay delle molestie subite mentali e fisiche,ragazzi che sono diventati donne e la difficoltà che trovano ad approcciarsi nel mondo del lavoro,ecc.

ELLEMME- Si, nei piccoli paesi come Orbetello, penso che certi temi non vengano proprio presi in considerazione. Nei paesi come la Germania, che è stata succube di tutto quello che sappiamo, la mentalità è totalmente aperta in tutti i campi, e perchè in Italia no? Degli studi affermano che, i nazisti, non erano di certo persone che erano nate "cattive", erano persone ignoranti, inconsapevoli di ciò che facevano, i consiglieri di fondo cosa facevano? Firmavano le deportazioni nei campi di concentramento soltanto perchè gli veniva ordinato.. Tornare a fenomeni di questo genere, non è molto difficile, le persone si preparano pian piano, con idee e stereotipi prestabiliti.. Quindi, consiglierei seriamente informazione e documentazione, che questo schifo, in Italia sta prendendo il sopravvento.

SIMONE BISTAZZONI- poco. E comunque secondo me molto stà nell'educazione data dai genitori e sopratutto nel conoscere bene la parola RISPETTO. Poi come ho detto prima se uno è imbecille ....lo rimane .

ELENA FONDI: Credo che le istituzioni locali facciano finta che non esistano tali situazioni.

MAURIZIO ANDREUCCETTI: enso che in Italia la questione omosessualità venga tirata in ballo solo quando si ha la necessità di creare uno spauracchio, un fantasma da sfruttare come imbuto di voti da parte della destra, che da sempre demonizza e sbraita in nome di una famiglia catto-tradizionale da proteggere e tutelare, e da una sinistra che assicura unioni civili per poi gettarci nella differenziata ogni volta. In sintesi vedo solo un gran chiacchiericcio di cazzate che non ha mai portato nessuno da nessuna parte. E’ davvero deprimente, siamo il Paese Europeo agli ultimi posti per quanto riguarda questo aspetto. Di sicuro una situazione di non trasparenza e di bilico contribuisce alla cerniera dell’ignoranza e a tutto ciò che ne consegue: a farne le spese sappiamo perfettamente chi è che ci rimette. Time will tell.

Silvia: una che i gay nella vita li ha sempre frequentati. Per scelta di vita, per circostanze. Comunque una che in materia ha il suo bel dire, dato che per lei il rifiuto del concetto di diversità è un fatto, non chiacchere. Ed è una mamma.
1) Reputi orbetello un luogo omofobico?
Non mi sembra un posto omofobico, anche se c'è ancora tanta ipocrisia: con le parole sono tutti bravi, con i gesti un pò meno ma rispetto ai paesi limitrofi non c'è paragone!
2) Quali pensi siano le respondabilità di un genitore nella serenità e auto-stima di un figlio?
Un genitore deve far capire al propio figlio che l'unica cosa importante è che sia felice: come e con chi non importa. Sempre nel rispetto proprio ed altrui.
3) Le circostanze ti hanno fatto incontrare dei gay: cosa ti ha spinto a continuare a frequentarli?
Ho tanti amici gay e mi piace frequentarli perchè sono estroversi con una spiccata dote per l'estro sono sinceri (almeno quelli che ho conosciuto io).
4) Pensi di aver imparato qualcosa dal rapportarti con quello specifico tipo di diversità?
Hanno una marcia in più, mi hanno insegnato tante cose e ho imparato a vedere il mondo dal loro punto di vista, sicuramente meno ipocrita di tanta altra gente. Hanno una sensibilità molto spiccata e questo non è facile trovare nelle altre persone.
5) - Ti aspetti che scuola e istituzioni intervengano nell'educare tuo figlio al rispetto della diversità?
Nella scuola e nelle istituzioni non credo. Credo nelle persone e spero che mio figlio trovi persone che gli spieghino che al mondo non siamo tutti uguali ma che è normale che sia cosi: c'è uno alto, uno magro, uno grasso, uno eterossessuale, uno gay, uno nero e uno bianco, ma che è normale così!
6) Cosa diresti al genitore che ha una reazione dura alla scoperta dell'omosessualità del figlio?
Ad un genitore direi di cercare di stare vicino al prorio figlio perchè purtroppo non è facile, soprattutto in età adolescenziale, affrontare l'omosessualità, specie se ci si trova in un paese piccolo come il nostro! Ma che soprattutto non è UNA VERGOGNA avere un figlio gay!

Le "istituzioni": assessore ALESSANDRO RAGUSA:

Pensi che scuola e istituzioni locali si sbattano a sufficienza per contrastare fenomeni odiosi come bullismo e omofobia? Nello specifico, come interverresti?
"Penso che i casi siano differenti, nonostante in entrambi si verifichi lo stesso fenomeno, l'individuazione cioè di una presunta diversità sulla quale sfogarsi, l'omofobia la ritengo un fenomeno decisamente più complesso rispetto al bullismo. In fin dei conti il bullismo, per quanto odioso, è un fenomeno localizzato in una certa fascia di età; diciamo forse che già la società stessa ha dei mezzi di auto-tutela. Insomma, arrivati ad un certo numero di anni di solito l'istinto primordiale che fa sì che alcuni soggetti si realizzino attraverso la sottomissione fisica di un’altra persona più debole di solito svanisce e nel caso in cui non svanisca si tramuta molto spesso in un isolamento del soggetto stesso, che smette di essere identificato come capo branco e viene invece identificato come socialmente pericoloso. Ciò ovviamente non deve distoglierci dal fatto che gli episodi di bullismo vadano esemplarmente condannati, facendo sì, come ho detto prima però, che si verifichino le condizioni naturali per il quale il bullo si senta in automatico escluso dall'equilibrio sociale del gruppo, insomma, ad una violenza non si risponde né con uno scapaccione né con altra violenza, si risponde mettendo in condizione il ragazzo di capire che quel tipo di comportamento lo isolerà dal resto del gruppo. L'omofobia è decisamente un fenomeno più difficile e complesso per un semplice motivo: di solito si verifica quando la maturazione intellettiva è compiuta. È un fenomeno che si produce nelle generazioni già mature, insomma se un gay viene picchiato a scuola, forse l'episodio è riconducibile proprio al fenomeno del bullismo e non specificatamente all'orientamento sessuale del ragazzo, che viene preso solo come pretesto. Ma quando un maggiorenne picchia un gay, quando un politico va in televisione a dire che “è meglio andare con le escort che essere gay”, quando –diciamolo chiaramente- un prete, un cardinale, o qualcuno più su predica che l’omosessualità sia una malattia, dobbiamo ammettere che siamo ad un livello di complessità superiore. Ad un livello di complessità al quale sfortunatamente non possono rispondere neanche le istituzioni scolastiche o locali. In fin dei conti, la scuola deve educare secondo il disegno generale di società che la politica si da. E allora mi chiedo io: come si fa ad educare al rispetto degli omosessuali se nelle aule appendiamo i crocifissi, simboli di una Istituzione che istiga a stigmatizzare il comportamento dei gay? Come facciamo ad educare le giovani generazioni al rispetto degli altri se poi la sera in televisione ci troviamo quattro personaggi finiti per caso in Parlamento che istigano a stigmatizzare il comportamento delle persone in base ad un orientamento sessuale? Allora il compito della scuola e delle istituzioni locali per rispondere alla tua domanda è molto complesso e non è secondo me quantificabile in azioni puntuali: è una azione lenta e logorante di costruzione di una egemonia culturale. Una egemonia culturale che faccia sì che ognuno di noi, prima di parlare della vita delle altre persone, comprenda che la vita ed i sentimenti di ogni essere umano hanno diritto ad essere guardati con molta attenzione, e che prima di parlare delle persone si deve imparare un po’ la conoscenza, il rispetto, l’ascolto, e molto spesso il silenzio."


 Un solo piccolo appunto che ci sentiamo di aggiungere all'interessante e a grandi linee condivisibile parere di Ragusa: è universalmente acclarato che omofobia e bullismo sono fenomeni molto meno prescindibili di quanto l'assessore sembri ritenere. Anche il gay, probabilmente, in età post-scolastica ha avuto modo e maniera di sviluppare anticorpi contro l'imbecillità. E' invece proprio nell'età puberale e nell'adolescenza che i problemi si fanno severissimi. Parliamo di un'età già di per se difficilissima, senza che si aggiungano carichi. Inoltre la scuola è un ambiente a quale non si ha facoltà di sottrarsi. Un atteggiamento di sopruso recidivo può tramutare la vita di un adolescente in un inferno, in una fase  in cui vulnerabili lo si è già comunuque. Il fenomeno dei suicidi adolescenziali tra soggetti gay (di cui si parla pochissimo soprattutto perchè l'omertà fa comodo a molti genitori) sta lì a testimoniarlo.


Un docente: Simone Rui:
In qualità di docente di lingua e civiltà inglese, mi sarà consentito aprire questo intervento sul blog con una considerazione puramente lessicale del termine “bullismo” quale traduzione letterale della parola inglese “bullying”, con la quale nella letteratura internazionale si intende una forma di comportamento aggressivo reso manifesto attraverso l’uso di forza e coercizione finalizzati a colpire altri esseri umani in un contesto abituale e reiterato di non equilibrio di potere. La traduzione si rende con verbi molto precisi appartenenti ovviamente tutti allo stesso campo semantico: maltrattare, opprimere, tormentare, intimorire, intimidire, perseguitare, angariare ma anche con una sorta di locuzione verbale-sostantivale generare terrore con la prepotenza. Nello specifico, i fenomeni di bullismo si posso categorizzare in due forme ben distinte, secondo le modalità con cui questo comportamento (tanto ripetuto quanto episodico) si manifesta: fisico oppure verbale. In particolare, il cosiddetto “bullismo omofobico” che è poi l’argomento di questo mio intervento, appartiene più propriamente al bullismo verbale (anche se purtroppo non si può non riscontrare la periodicità di atti di bullismo fisico legati alla sessualità). Quando il bullismo, più che da caratteristiche personali intrinseche della vittima, viene generato o giustificato dall’appartenenza della vittima ad un gruppo spesso emarginato o sfavorito siamo in presenza di “bullismo omofobico”, fondato su un tipo di pregiudizio sessista. Numerosi studi condotti a partire dagli anni ’90 rilevano che in Italia, soprattutto nel contesto delle Scuole Secondarie di I e II grado, non di rado le vittime vengono offese e prese in giro per il loro orientamento sessuale e addirittura ridicolizzate o aggredite fisicamente per questo motivo dai propri compagni. La scuola rappresenta l’istituzione pubblica per eccellenza preposta alla realizzazione di finalità educative. Proprio per questo motivo il Ministero della Pubblica Istruzione con la Direttiva Ministeriale n. 16 del 5 febbraio 2007 a firma del Ministro Giuseppe Fioroni ha emanato una serie di linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale volte alla prevenzione e alla lotta al bullismo. Nella premessa, costituita da un’insieme di considerazioni sul fenomeno del bullismo fuori e dentro la scuola, si afferma che “I fatti di bullismo e di violenza che hanno interessato anche le nostre scuole, talvolta eccessivamente enfatizzati dai media, configurano un quadro preoccupante, che pone la necessità di fornire alle istituzioni scolastiche ulteriori risorse e strumenti che consentano l'incremento di azioni volte a favorire la piena e concreta realizzazione delle finalità poste a fondamento dell'autonomia scolastica, quali la valorizzazione della persona, la crescita e lo sviluppo educativo, cognitivo e sociale del singolo discente mediante percorsi di apprendimento individualizzati e interconnessi con la realtà sociale del territorio, la cooperazione, la promozione della cultura della legalità e del benessere di bambini e adolescenti”. In particolare, per la Scuola Secondaria di I e II grado, la Direttiva Ministeriale predispone la promozione di campagne informative e di formazione e aggiornamento a livello nazionale per tutto il personale della scuola in servizio, regionale e locale favorendo iniziative mirate sia per gli studenti che per i genitori in collaborazione con le rispettive rappresentanze. E’ prevista inoltre la partecipazione attiva delle associazioni professionali dei docenti e dei dirigenti scolastici, e delle associazioni maggiormente rappresentative degli studenti e dei genitori in collaborazione con le consulte provinciali degli studenti. Tutto questo perché una fase di formazione e prevenzione anti-bullismo è il primo passo da percorrere prima ancora del ricorso allo strumento disciplinare o addirittura all’autorità giudiziaria. Il Ministero, nella sua attenta e operosa azione di promozione e sostegno si attiva anche per “la realizzazione di un portale internet, in collaborazione con scuole, studenti e consulte; messa in onda di spot televisivi e radiofonici scelti tra quelli elaborati dalle scuole; coinvolgimento dei portali WEB maggiormente frequentati dai giovani nella campagna di comunicazione; coinvolgimento di testimonial contro il bullismo e promozione di apposite iniziative nel palinsesto televisivo”. Il mio vissuto professionale di una ancora giovane ma intensa ed eterogenea esperienza di insegnante nella scuola pubblica italiana, mi consente di poter affermare che la realtà scolastica del nostro territorio è un micro-universo sostanzialmente protetto, una dimensione molto fortunata in cui non si percepiscono fenomeni di bullismo omofobico o discriminazione sessista nello spazio fisico condiviso di un edificio scolastico dove ogni studente ha una sua esperienza affettiva personale unica e inalienabile. L’accettazione dell’altro e la scopertà dell’alterità non crea devianze sociali tali da generare fenomeni di intolleranza e castrazione dei comportamenti e delle pulsioni. La volontà di un rapporto sociale tra adolescenti nella scuola del nostro territorio è troppo forte per poter creare costrizioni o ghettizzazioni legate alla sessualità. Secondo la mia personalissima percezione, gli studenti della nostra scuola sono fortemente armonizzati e tacitamente concordi nella tessitura delle proprie relazioni interpersonali (pur, ovviamente, anche selettivi per una questione di carattere, affinità e simpatie) e veramente l’incontro-scontro con chi può presentarsi diverso costituisce un momento di forte arricchimento nel caleidoscopio di esperienze vissute nella scuola e non motivo per giustificare una artificiosa azione di perversa, reiterata e deludente esclusione.
  Orbetellove ringrazia tutti per la cortesissima disponibilità.

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